lunedì 26 gennaio 2015

Ingenico Italia ha ottenuto la Certificazione ISO 22301:2012

Ingenico Italia lavora nel rispetto delle più stringenti regole sulla continuità operativa per migliorare le performance e garantire l'efficienza e la qualità dei servizi forniti

 

Ingenico Italia, leader nei sistemi di pagamento elettronico, ha ottenuto la Certificazione ISO 22301:2012, standard internazionale per la gestione della continuità operativa: l'ente certificatore IMQ (Istituto Italiano Marchio di Qualità) ha omologato le attività, i servizi, i processi e le strutture di Ingenico organizzati come dal documento operativo Sistema di Gestione per la Continuità Operativa (SGCO)

La Certificazione ISO 22301:2012 è stata definita per verificare l'efficacia e l'efficienza del modello di gestione in qualsiasi tipologia di Organizzazione e per validare la continuità operativa del proprio business, ovvero la capacità di continuare a svolgere le proprie attività e tutti i processi gestionali, dalla fornitura dei prodotti all'erogazioni di servizi, mantenendo un elevato livello di qualità anche a seguito di eventuali eventi catastrofici o episodi di crisi.

Oltre ad attestare la continuità operativa, tale Certificazione qualifica anche tutte le attività che Ingenico svolge: collaudo dei terminali, installazione, manutenzione e riparazione di apparecchiature elettroniche (inclusi i POS, i registratori di cassa e i misuratori fiscali) e prevede che l'organizzazione sia dotata di efficaci servizi di Help desk, gestione software, riconfigurazione e customizzazione di apparecchiature elettroniche, la gestione della logistica, l'erogazione dei servizi di pagamento mediante POS (incluse fidelizzazione e servizi privativi), sia fissi che in mobilità. Tutte attività che Ingenico svolge per conto dei propri Clienti.

La Certificazione ISO 22301:2012 rappresenta oggi un requisito fondamentale per chi opera in realtà economiche nazionali ed internazionali, in ambito bancario, finanziario e della Pubblica Amministrazione, dovendo garantire la continuità del servizio 7/7gg 24h.

Ingenico è fiera di potere affermare che i servizi erogati, i propri processi e le strutture a supporto hanno ottenuto tale Certificazione: si possono, così, garantire ai Clienti servizi di eccellenza, con la massima attenzione agli standard di qualità nei processi operativi in essere durante l'intero ciclo di vita dei prodotti.

Per ottenere tale risultato, Ingenico ha definito e messo in atto un insieme di misure (strutture organizzative, processi interni, sistemi informativi, procedure operative e di controllo,…) che consentono, in ogni momento e anche in casi di emergenza, di soddisfare gli obiettivi di Livello di Servizio e Continuità definiti negli standard richiesti dai Clienti.

"Per soddisfare al meglio i bisogni dei Clienti, un'azienda come Ingenico deve avere sempre presenti gli obiettivi di Livello di Servizio e di Continuità Operativa – ha commentato Luciano Cavazzana, Amministratore Delegato di Ingenico Italia & Eastern Europe – Il Sistema di Gestione della Continuità Operativa (SGCO), valutato e certificato da una terza parte indipendente e che prevede anche verifiche periodiche per consentirne la continua validazione, dà ad Ingenico un significativo vantaggio competitivo. La Certificazione ottenuta vuole essere una tangibile garanzia di qualità per tutti i Clienti, dimostrando come Ingenico sia un fornitore della massima affidabilità, che può mantenere nel tempo lo stesso livello di eccellenza".

 

www.ingenico.it

 

 

 

La dieta vegetariana conquista il freezer: da Bofrost i nuovi prodotti alternativa alla carne

Il colosso dei surgelati punta sulle linee dedicate a chi segue regimi dietetici veg o vuole provare un'alimentazione diversa dal solito.
Specialità a base di soia e verdure e gelati vegetali hanno una clientela sempre più ampia.

 

 

Crescono vegetariani e vegani in Italia. Secondo il rapporto Eurispes 2014, si tratta del 7,1% della popolazione: circa 4,2 milioni di persone, contro 3 milioni e 720mila del 2013. Tra gli intervistati, spiega Eurispes, il 6,5% degli intervistati si è dichiarato vegetariano (l'anno precedente erano il 4,9%) e lo 0,6% vegano (in lieve calo, nel 2013 erano l'1,1%).

Un piccolo popolo che al quale oggi anche le più grandi realtà del settore alimentare guardano con interesse. È il caso di Bofrost, la più importante azienda italiana della vendita diretta di specialità surgelate, che serve oltre un milione di famiglie nel nostro Paese. MyLife, la linea di specialità Bofrost a base di soia e verdure, è dedicata a chi segue una dieta vegetariana e vegana, ed è apprezzata anche da chi sceglie di ridurre il consumo di carne o, semplicemente, vuole provare un'alimentazione diversa dal solito. Spiega Enrico Marcuzzi, Marketing Manager di Bofrost: «Ascoltiamo attentamente i nostri clienti e questo ci stimola alla ricerca continua di nuove alternative da proporre, sulla base naturalmente anche delle numerose richieste che ogni giorno arrivano al nostro Servizio Clienti 803030».

La linea Mylife, lanciata nella primavera del 2014 per andare incontro alle richieste sempre più frequenti di clienti che volevano adottare uno stile alimentare alternativo, è in continua crescita. Attualmente ben il 9% dei clienti Bofrost consuma prodotti Mylife, ed è a due cifre la crescita, nei volume di vendita, dei prodotti di questa linea speciale.

Il segreto del successo di Bofrost sta nel creare ricette originali e appetitose, che uniscono al gusto e alla qualità la comodità del surgelato consegnato a domicilio, semplice da conservare e poi cucinare. Le indicazioni sul catalogo, consultabile anche online e sui dispositivi mobili, sono semplici e chiare, così che si possa capire subito se un prodotto è adatto anche a chi segue una dieta vegana.

Un grande successo di Bofrost nel 2014 è stato il Burger di tofu e spinaci, ricco di proteine e di fibre e adatto anche ai vegani. La linea MyLife include anche Burger alla soia, Cotolette in versione vegetale a base di farina di soia, Triangolini di verdure e un Ragù 100% vegetale preparato con tanti ortaggi diversi, farina di soia e olio extravergine d'oliva, porzionato e adatto a un'alimentazione vegana.

Senza dimenticare il dessert, grazie alla linea di gelati vegetali Fior di Soia, preparati senza latte e derivati del latte.

Ordinare con Bofrost è semplicissimo: basta chiamare il numero 803030 o collegarsi a www.bofrost.it e un incaricato bofrost concorderà il momento della consegna gratuita dei prodotti, con pagamento al ricevimento della spesa.

 

 

www.bofrost.it

sabato 17 gennaio 2015

AGRICOLTURA BIOLOGICA, EVOLUZIONE DA NICCHIA A COMPARTO: INTERVISTA AL PRESIDENTE DEL CONSORZIO MARCHE BIOLOGICHE

AGRICOLTURA BIOLOGICA: EVOLUZIONE DA NICCHIA A COMPARTO

COME INTERPRETARE DA PROTAGONISTI QUESTA FASE DI CRESCITA E CARATTERIZZAZIONE

LE RISPOSTE DEL CONSORZIO MARCHE BIOLOGICHE IN UN'INTERVISTA AL SUO PRESIDENTE, FRANCESCO TORRIANI

 
 

L'agricoltura biologica non è più una nicchia di settore ma un vero e proprio comparto che si sta imponendo sia sul mercato interno sia in un contesto più internazionale. La filiera marchigiana biologica individua dunque nuove opportunità di crescita, ma anche delle criticità che si potrebbero incontrare nell'implementazione di un modello agricolo votato a una produzione ecosostenibile, orientato alla qualità, rispettoso delle comunità coinvolte. Come ad esempio: eccessivi tecnicismi legati alla certificazione, il problema della sovracompensazione tra "greening" previsto dalla  PAC e la misura dell'agricoltura biologica prevista dal PSR. Affrontiamole con il presidente del Consorzio Marche Biologiche per fare il punto sulla delicata fase di evoluzione del comparto agricolo e delineare, se possibile, le strade da percorrere e i vicoli ciechi da evitare.

Il Consorzio Marche Biologiche da tempo percorre la strada della costruzioni di reti tra aziende agricole e cooperative, promuovendo l'approccio di filiera. Ora che l'agricoltura biologica si impone come vero e proprio comparto quali sono i valori guida che inseguirete? 

 

Nella nostra Regione ci sono delle realtà storiche importanti le quali, seppur con delle differenze, hanno visto nello strumento della cooperazione il modello organizzativo più idoneo per affrontare la gestione della trasformazione e commercializzazione delle produzioni biologiche a partire dai cerali. Per cui è  evidente che alcune parole d'ordine proposte dalla nuova PAC e dal nuovo PSR, come "fare rete", "fare sistema", "fare filiera" non sono di per sé nuove per il nostro comparto produttivo. Questo non vuol dire, però, che non ci siano ancora equivoci e criticità da affrontare, ma che la strada è già stata intrapresa con determinazione.

 

 

Il futuro pone la discriminante: crescere come sistema produttivo cooperativo di filiera oppure ritagliarsi una propria nicchia senza avere obiettivi di crescita produttiva, della serie "vendiamo quello che produciamo e se non ci basta andiamo a comprarlo sul mercato"?

 

E' evidente che, per quello che abbiamo già fatto con le nostre cooperative e che stiamo facendo nell'ambito del progetto di filiera, stiamo interpretando l'obiettivo della crescita di sistema, con delle caratteristiche ben precise:

- una crescita che sappia coinvolgere tutti gli attori della filiera, dalla produzione alla trasformazione

- una crescita che interessi i diversi aspetti produttivi: dagli  investimenti strutturali alla qualità delle produzioni, dall'assistenza tecnica all'innovazione di processo e di prodotto, dalla tracciabilità, certificazione alla promozione e ovviamente il mercato finale.

Ci potrebbero essere altre strade? Certo….crescere nella commercializzazione senza preoccuparci più di tanto della produzione o comunque di quello che sta a monte. Ma è questa la nostra mission? Direi proprio di no.

 

I vostri obiettivi consortili sono in linea con i propositi della politica agricola comunitaria?

In generale i tre obiettivi strategici di lungo periodo della Pac sono in linea con il nostro approccio cooperativistico e di filiera, infatti mirano all'aumento della competitività dell'agricoltura, alla gestione sostenibile delle risorse naturali, alla mitigazione degli effetti dei cambiamenti climatici e allo sviluppo equilibrato delle zone rurali. Tali obiettivi trovano nell'agricoltura biologica una modalità strategica di adozione, particolarmente in liea con le esigenze dei consumatori.

 

Anche i numeri sembrano darvi ragione: il 2014 si è chiuso con indici più che positivi per la filiera biologica marchigiana..

Si, in effetti l'anno si è chiuso con notevoli incrementi di fatturato per le imprese agrobiologiche aderenti al Consorzio Marche Biologiche, associati a un aumento dei volumi di esportazione verso i paesi nordeuropei, l'Estremo Oriente e la Nuova Zelanda. Questo perché la filiera biologica marchigiana negli ultimi anni ha condotto una serie di investimenti relativi all'innovazione di prodotto e di processo.  La focalizzazione su prodotti ad elevato valore aggiunto (derivati dalla lavorazione di cereali in particolare di quelli antichi), insieme alla diffusione di una cultura improntata alla genuinità alimentare e alla sostenibilità ambientale hanno premiato gli sforzi delle 5 cooperative agrobiologiche e degli oltre 300 agricoltori biologici associati al Consorzio Marche Biologiche. Ne sono dimostrazione l'ottimo risultato registrato da Gino Girolomoni Cooperativa Agricola, che ha raggiunto a fine 2014 un incremento medio di fatturato del 20% con punte del 50% registrate nel mercato italiano rispetto l'anno precedente. Segno positivo anche per La Terra e Cielo Cooperativa Agricola, con un incremento di vendite del 10% sul mercato italiano e del 15% sul mercato estero. Terra Bio Soc. Coop. conferma l'andamento e fa registrare un importante aumento delle vendite sul mercato interno pari al 25% e un consolidamento delle posizioni sul mercato tedesco che rimane la principale destinazione dell'export.

 

 

Il modello agricolo che volete incentivare sembrerebbe quindi già inserito a pieno titolo negli obiettivi della PAC e dei nuovi PSR, ovvero un modello agricolo ecosostenibile, orientato al mercato dei prodotti agroalimentari di qualità, rispettoso delle comunità e delle risorse umane che lo generano. Ma avete individuato delle criticità che possono rappresentare un ostacolo all'implementazione di tali modelli agricoli?

 

Certo, alcune di queste criticità sono di ordine burocratico. Non sarebbe la prima volta. Come ad esempio il problema della sovracompensazione tra il "greening" previsto dalla PAC e la misura dell'agricoltura biologica prevista dal PSR. Poi c'è la questione dell'entità premi ad ettaro previsti dal PSR per chi fa agricoltura biologica: questi dovrebbero essere significativi, tenuto conto anche dei maggiori  costi  di produzione, compreso il costo per il controllo e la certificazione.

Anche la promozione rappresenta un altro aspetto cruciale: nei nuovi bandi va chiarito se debba essere di fatto una sorta di informazione oppure se si possa effettuare una vera e propria promozione commerciale.

Un'ultima riflessione va ai numerosi  meccanismi coercitivi e burocratici che (purtroppo) di fatto rendono molto difficile la gestione e allontanano le imprese (contratto di filiera, garanzie fideiussorie, ecc.) dall'approccio di filiera, che rimane ovviamente strategico e che quindi meriterebbe di essere  promosso alleggerendolo il più possibili dagli aspetti burocratici

 

Quali sono dunque le vostre proposte per sostenere la crescita del comparto, senza diluire gli aspetti qualitativi delle produzioni biologiche e combattere in maniera più efficace le frodi?

 

A questo proposito la Commissione Europea ha di recente proposto un nuovo regolamento europeo per l'agricoltura biologica. Tuttavia, la proposta del nuovo regolamento non sempre centrano gli obiettivi prefissati, che quindi rimangono condivisibili sul piano teorico, ma che operativamente andrebbero raggiunti con maggior "laicità" entrando nel merito delle singole questioni, trovando le opportune soluzioni tecniche legate principalmente alla certificazione. Il classico esempio è la deroga sulle sementi, che permette di usare le sementi non biologiche, qualora non si trovino sul mercato le sementi certificate bio. La si elimina o ci si propone di migliorare la sua gestione? Sul piano teorico andrebbe eliminata, ma all'atto pratico va perseguita la scelta di migliorare la sua gestione.

Sempre restando sul dibattito circa il nuovo regolamento comunitario per l'agricoltura biologica, riteniamo che andrebbe "circoscritto" il raggio di influenza di questo regolamento. Infatti, come già abbiamo avuto modo di ribadire in altre occasioni, la certificazione è  fondamentale per il nostro comparto, tale da costituire un aspetto strategico per il nostro modello di agricoltura, ma noi del Consorzio Marche Biologiche percorriamo un modello che tuttavia non si esaurisce con la certificazione, va oltre. Occorre riprendere, con rinnovata responsabilità, gli obiettivi "iniziali" dei "pionieri" dell'agricoltura biologica, che non erano certo quelli di rimanere "incartati" sui tecnicismi legati alla certificazione, ma di proporre un nuovo modello di sviluppo, alternativo (come si diceva allora) al modello industriale e convenzionale che negli '70 andava per la maggiore. Ora nel contesto socio economico attuale, dove quel modello produttivo ed economico ha manifestato tutta la sua precarietà, impegnarci a costruire un modello agricolo ecologicamente sostenibile, che sappia fare rete e sistema con la comunità locale con l'obiettivo di produrre prodotti e servizi di qualità, sembra davvero la strada da percorrere con coraggio e determinazione.

 

 

www.conmarchebio.it

 

lunedì 12 gennaio 2015

Leonardo Romanelli per Gruppo VéGé: "Divulgare emozionando i valori della marca privata"

Un'idea originale e di rottura per comunicare i valori del marchio Delizie in portafoglio al Gruppo VéGé: la realizzazione di un programma di video ricette consultabile on line dedicato alla presentazione e preparazione di ricette regionali rivisitate con originalità, utilizzando tutti i prodotti della linea.
Un'idea che è valsa nel 2014 il DM Awards al Gruppo VéGé come la prima realtà della gdo italiana a utilizzare un format di "edutainment", ossia di intrattenimento educativo finalizzata sia ad educare sia a divertire.
"Abbiamo voluto realizzare un format facilmente consultabile on line – spiega Leonardo Romanelli, chef e critico enogastronomico, nonché responsabile dell'ideazione dell'iniziativa di comunicazione "Le Delizie di Leonardo" – su Youtube e on line con video ricette facili che utilizzano i prodotti del brand Delizie. Il programma è stato studiato per un target nazionale e coinvolge tutte le regioni – almeno per le prime venti puntate –: l'idea è quella di proporre in ogni puntata una ricetta tipica della tradizione italiana reinventata, preparata e spiegata da me passo per passo. Il passo successivo è stato quello di fare interagire i vari social media: come le pillole di 15" su Instagram, Facebook, Twitter, eccetera".
Il nuovo format è in onda dallo scorso giugno sul canale Youtube Delizie Club ed è stato ideato internamente al Gruppo VéGé e che lo realizza in una location di eccezione, ossia una cucina creata ad hoc nella propria sede milanese.
Per il futuro, il Gruppo ha in serbo altre novità che presenterà in anteprima a Marca, come ad esempio l'ipotesi di portare questi show cooking direttamente sui punti vendita associati. "L'obiettivo di questa iniziativa – sintetizza Giorgio Santambrogio, amministratore delegato di Gruppo VéGé – è semplice: abbiamo voluto riscoprire le nostre origini per orientarci al futuro. Siamo il primo gruppo storico in Italia della grande distribuzione. Vogliamo creare empatia, divulgare emozionando il nostro target di riferimento in un modo moderno e innovativo. E ancora una volta, siamo stati capaci di anticipare l'evoluzione dei gusti e dei bisogni dei consumatori rispetto ai nostri competitor".
 
 

venerdì 9 gennaio 2015

Chicco: i fattori che hanno portato al successo il brand

Chicco è un marchio italiano di prodotti per l'infanzia fondato nel 1958 ed è il brand più importante di Artsana, azienda italiana specializzata nella produzione e distribuzione di prodotti per iniezioni e farmaci fondata nel 1946 da Pietro Catelli. Dopo la nascita di suo figlio Enrico, chiamato affettuosamente Chicco, Pietro Catelli ha il suo più grande intuito imprenditoriale: creare un marchio specializzato nel settore della cura del bambino, per soddisfare tutte le esigenze dei bambini da 0 a 36 mesi. Ciò ha segnato l'inizio del marchio Chicco, un brand che è diventato ben presto il riferimento per i genitori e che si è affermato come leader di mercato in Italia e poi in tutto il mondo.
Chicco oggi è specializzata nella produzione di abbigliamento e articoli per neonati e bambini, tra cui passeggini, seggioloni, seggiolini auto e giocattoli e la sua sede centrale si trova a Como. È una multinazionale presente in più di 170 paesi diversi, attraverso i suoi uffici o distributori autorizzati. Oltre all'Italia, i più grandi mercati dei prodotti Chicco sono Spagna, Stati Uniti, Portogallo, Francia, Brasile, Germania, Grecia, Russia e Ucraina. Ci sono oltre 400 negozi Chicco nel mondo.
Il settore più importante della produzione Chicco è quello riguardante la puericultura pesante ed in particolare i passeggini: I passeggini Chicco sono confortevoli, pratici e dinamici, perfetti per fornire a mamme e papà tutto ciò di cui hanno bisogno quando vanno a passeggio e viaggiano.
I passeggini Chicco sono dotati di tessuti traspiranti, materiali resistenti e vernici atossiche, ma soprattutto sono realizzati nel pieno rispetto di tutte le normative di sicurezza, per tutelare la salute dei più piccoli.
La gamma di passeggini Chicco comprende non solo i modelli tradizionali, ma anche quelli reversibili (per decidere se posizionare il bebè fronte-strada o fronte-mamma),  passeggini leggeri, ideali soprattutto per chi vive in città ed è alle prese quotidianamente con ostacoli e strade dissestate e passeggini trio, sistemi modulari completi di tutte le attrezzature necessarie per far fronte ad ogni esigenza (passeggino, carrozzina e navicella).
Chi cerca un articolo per l'infanzia a marchio Chicco, può acquistarlo ad un ottimo prezzo direttamente sul web su NewBabyLand, il principale negozio online in Italia di prodotti per neonati e bambini. NewBabyLand dispone di un vasto catalogo, con più di quindici mila articoli realizzati dai marchi più affermati del settore quali MacLaren, Inglesina, Bebe Confort e molti altri.
 
 
 

lunedì 5 gennaio 2015

Nielsen sceglie Hatmo per la realizzazione delle pareti dei nuovi uffici della sede di Milano

La parete vetrata H67 di Hatmo viene adottata nel progetto Nielsen per una suddivisione moderna dello spazio, dove accanto ad ampie aree operative open space si collocano alcuni uffici singoli, mentre nell'area non operativa la parete è usata per partizionare e scandire gli spazi di servizio all'ufficio sempre più ampi. I requisiti di privacy richiesti hanno richiesto di adottare la parete a doppio vetro con pellicola semiopaca in tutte le situazioni a parte piccoli phone boot, dove la monovetro ha requisiti acustici sufficienti al loro isolamento. Graficamente è stata scelta sempre la porta cieca in tamburato laminato con finitura legno scuro, da alternare alle parti in vetro montate su telaio in finitura alluminio anodizzato, il tutto sempre da pavimento a soffitto. La scelta progettuale di privilegiare le partizioni in cartongesso agli incroci ha limitato l'uso della parete vetrata a tratti rettilinei con alcune eccezioni, ottenendo il risultato estetico di finestre incorniciate dall'esile profilo della parete. Appositamente realizzate per il progetto sono le doppie porte vetrate con maniglione antipanico e controllo ingressi (non integrate nel progetto H67).


HATMO
Giussani nasce 40 anni fa operando nel settore del mobile. Con l'evolversi delle esigenze di mercato negli anni 70 e 80, epoca in cui nasce l'esigenza di ambienti di lavoro sempre più flessibili e funzionali, introduce la produzione di pavimenti sopraelevati e pareti mobili modulari. L'azienda si proietta quindi verso il futuro grazie all'esperienza maturata nel passato, diventando luogo del progetto e della produzione, dove processi di lavorazione consolidati, sperimentazione e controllo dei livelli qualitativi convivono con il sapere artigianale e la capacità di adattamento alle esigenze del committente. Ricerca, innovazione e grande flessibilità sono gli elementi che ne contraddistinguono da sempre l'attività. Nel 2014, con la collezione HATMO, l'azienda si presenta sul mercato con un prodotto di design studiato per offrire ai progettisti un nuovo sistema integrato aperto a tutto lo spazio architettonico. Da 40 anni in continua evoluzione, Ge Giussani conferma quindi la propria strategia operativa volta alla ricerca ed alla creazione di nuovi sistemi tecnologicamente ef_caci in cui si coniugano design e qualità dei materiali a costi competitivi. Prodotti di serie arricchiti dal lavoro eseguito a disegno. Grandi quantitativi e forniture personalizzate con realizzazioni speciali su progetto. Servizi integrati di progettazione, assistenza, montaggio e realizzazione integrale.

 

venerdì 2 gennaio 2015

Raccolta rifiuti elettronici, oltre 10 tonnellate nelle isole ecologiche intelligenti

Positivi i primi dati dell'iniziativa del consorzio Ecolight per incrementare i volumi di raccolta. «Se i cittadini non portano i RAEE alle isole ecologiche, noi portiamo le isole ecologiche nelle aree commerciali», spiega il direttore generale di Ecolight Giancarlo Dezio

 

Oltre 10 tonnellate di piccoli rifiuti elettronici conferiti da quasi 5mila persone. È questo il primo bilancio dei 21 cassonetti intelligenti dedicati ai piccoli RAEE che sono stati messi in alcune aree commerciali dell'Emilia Romagna da Ecolight in collaborazione con il Gruppo Hera. Il consorzio che si occupa della gestione dei rifiuti elettronici su scala nazionale ha dato vita ad un progetto per incrementare i volumi di raccolta dei RAEE di piccole dimensioni. «Partiamo da un dato: tra i piccoli RAEE solamente 1 su 5 segue una corretta gestione. Per lo più, telefonini, frullatori e radio quando rotti vengono chiusi in un qualche cassetto prima di essere messi nella raccolta indifferenziata. Visto che i cittadini fanno fatica a portare i loro piccoli RAEE all'isola ecologica, abbiamo voluto portare l'isola ecologica nelle zone dove maggiormente si concentra la gente, ovvero le grandi aree commerciali», spiega Giancarlo Dezio direttore generale del consorzio Ecolight. E i primi riscontri sono positivi: «Quasi 5mila persone hanno utilizzato i 21 cassonetti intelligenti - RAEEshop - finora posizionati, conferendo così oltre 10 tonnellate di rifiuti tra computer e prodotti informatici, elettrodomestici utilizzati in cucina per la preparazione dei cibi e telefonini», prosegue Dezio.

L'iniziativa è frutto del progetto europeo Identis WEEE, cofinanziato dall'Unione Europea e inserito nel programma Life+, che avviato dal Gruppo Hera, Ecolight e dalla fondazione spagnola Ecolum si concluderà il prossimo anno. «Nella volontà di non lasciar cadere nel vuoto l'esperienza che stiamo maturando con il progetto europeo attraverso innovativi prototipi per la raccolta dei RAEE, abbiamo voluto sviluppare dei nuovi cassonetti che mantenessero la tracciabilità dei rifiuti conferiti e fossero interamente automatici», spiega Dezio.

I RAEEshop hanno infatti dimensioni relativamente ridotte (3x1x1,57 metri) e non necessitano della presenza di alcun operatore. L'accesso per il consumatore è estremamente semplice: basta identificarsi con la tessera sanitaria e, indicando il tipo di prodotto da smaltire, il cassonetto apre uno sportello dove mettere il rifiuto. Sono stati progettati per accogliere i RAEE di dimensioni ridotte, come cellulari e piccoli elettrodomestici oltre alle lampadine a risparmio energetico (ovvero i raggruppamenti R4 ed R5). I rifiuti conferiti vengono tracciati dal momento della loro raccolta fino allo loro trattamento e recupero. Quando i contenitori interni sono pieni, la macchina avvisa con un sms i tecnici Ecolight che procedono allo svuotamento attraverso il servizio di Hera.

«I risultati positivi ottenuti in questi primi mesi di utilizzo ci hanno portato ad ampliare l'area di utilizzo - annuncia il direttore di Ecolight -. Presto altri cassonetti saranno posizionati in Veneto, nella zona di Padova e in Friuli nell'area di Trieste. Inoltre, sono in fase di valutazione altri posizionamenti sempre in Emilia Romagna grazie alla collaborazione instaurata con il Gruppo Hera».

 

 

www.ecolight.it